Il mia ricetta del cuore viene dalla Sicilia – Pasta c’anciova e muddica atturrata

Questo è il piatto che mi faceva nonna quando ero piccola e che, ancora oggi, desidero quando sento nostalgia delle mie radici.
Ho origini Palermitane, e la mia famiglia non è esattamente tutta fiocchi e merletti, è più simile ad un guazzabuglio di personalità complesse e contrastanti, ma le cose che ci accomunano tutti sono l’amore per la cucina e l’amore per la famiglia (anche quando le famiglie sono strampalate).
A volte penso che in famiglia siamo tutti un po’ isole. Ogni testa è un mondo a sé, magari vicini ma allo stesso tempo distanti anni luce, perché in fondo e in verità, noi ci bastiamo. La mia famiglia è fatta da gitani con l’arte di cavarsela e da gente dai contrasti accesi, come la nostra amata Sicilia, che incanta per bellezza e allo stesso tempo è un’overdose di vita vera.

Se devo essere onesta, all’inizio la Sicilia non mi piaceva. 
Ero piccola e Palermo era la città dove trascorrevo parte delle mie vacanze per visitare i parenti lontani – e quindi noia assoluta! 
Le mie giornate erano scandite da visite ai vicini di casa, conoscenti, tutto il parentado e affini, in giornate torride e in balia del traffico esasperante di Palermo che mi terrorizzava. 
All’epoca, non so ora, oltre alle macchine e ai motorini, a Palermo c’erano anche i cavalli in strada. Ricordo che avevo tanta paura che qualcuno potesse andare addosso agli animali e fargli del male. Così, tra una strombazzata e un “cornuto!”, evitavo di guardare i calessi e speravo di arrivare a destinazione il prima possibile, senza spargimenti di sangue.

Le uniche gioie erano qualche sporadica passeggiata per mangiare la brioche con il gelato alla cannella (quanto mi manca!), le puntate al bar/rosticceria migliore della città per mangiare le arancine (ancora oggi la mia preferita è al burro) e la casa piena di donne. 
Mi piaceva tanto sentire le mie zie parlare con nonna e sentire cosa si dicevano in quell’accento così strano e bellissimo. 
Le mie zie sono fantastiche, sono tutte fuori testa! 
Parlano, ridono, amano, odiano e si disperano come se fossero prime attrici o regine assolute di un regno immaginario. 

Ma c’è una cosa che ricordo benissimo e che adoravo sin da piccina, è l’odore di Palermo. 
Per me Palermo ha sempre avuto l’odore di sesamo, zafferano e agrodolce, un mix impalpabile di questi tre gusti e sapori che profuma l’aria di buono.
E poi c’era nonno, e lui sapeva di pesche e vino perché la sua bevanda preferita consisteva in un bicchierone di vino bianco freddo dove ci tuffava una pesca tagliata in quarti. A fine pasto si mangiava la pesca che aveva marinato nel vino. 
Io e nonno non ci capivamo, lui mi parlava in dialetto palermitano arcaico. Io non capivo niente di quello che mi diceva e lui non capiva me, ma nonostante tutto ci parlavamo e ridevamo. 
Ancora oggi non so cosa ci dicevamo, ma tutte le nostre “conversazioni” si chiudevano con le urla di nonna che diceva: “Tanino! non ti capisce, a picciridda nun te capisce, parla in italiano – poi qualche cosa in siciliano”. Allora nonno rispondeva: “mi capisce, mi capisce, la picciridda un poco capisce”. Poi mi sorrideva e mi diceva: “gioia mia, quanto si bedda, tu si bedda assai, sangu mio va’ a giucà, va’ da nonna”. 
Allora io andavo da nonna e aspettavo con ansia l’arrivo dei negozianti che ci portavano la spesa a domicilio. La cosa bella era quella di “salire o scendere la spesa” con un cestino di vimini legato con una corda alla ringhiera del terrazzo. I terrazzini di Palermo sono un continuo “salire e scendere” di prelibatezze, soldi e dimenticanze.

Poi sono cresciuta, ho iniziato a sopportare meglio il lungo viaggio da Vicenza a Palermo, ho incominciato ad esplorare meglio e con occhi da adulta la città, e devo ammettere che ora Palermo mi ha conquistata. Ora apprezzo e capisco quella mescolanza di bellezza e decadimento, quel mix di strade sporche e trafficate che si aprono in piazze meravigliosamente barocche. 
La Sicilia è una terra agrodolce, fatta di contrasti e sfumature, come questo piatto che mi faceva nonna e che ancora oggi è il mio comfort food del cuore.

pasta c'anciova e muddica atturrata

Pasta c’anciova e muddica atturrata – Immagine soggetta a Copyright

Ingredienti per 4 persone:
320 gr di Reginette (o il formato di pasta che preferisci)
40 gr di pinoli
40 gr di uvetta secca
3 cucchiai d’olio d’oliva
4 filetti d’acciuga sott’olio
100 gr di concentrato di pomodoro (circa 100 ml)
400 ml d’acqua
2 pizzichi di sale
10 gr di zucchero semolato (circa 2 cucchiaini)

Per la muddica atturrata:
1 cucchiaio d’olio d’oliva
50 gr di pane grattugiato

  • la prima cosa da fare è quella di preparare la muddica atturrata. Trattasi di semplice pane tostato che viene usato come se fosse formaggio grana. Metti una piccola padella antiaderente sul fuoco, versaci un cucchiaio d’olio d’oliva e il pane grattugiato. Mescola in continuazione fino a quando il pane si sarà imbrunito, poi metti da parte. Ricordati di fare molta attenzione, perché il pane brucia in pochi istanti.
  • Metti sul fuoco una capiente pentola con abbondante acqua salata per lessare la pasta, e nel frattempo che le reginette cuociono inizia a preparare il sugo con l’anciova (le acciughe).
  • In una capiente padella fai scaldare l’olio, aggiungi i filetti di acciuga con i pinoli e l’uvetta e mescola fino a quando le acciughe si saranno sciolte. Versa in padella il concentrato di pomodoro e allungalo con l’acqua. Mescolando fai sciogliere il concentrato e aggiungi il sale e lo zucchero. Continua la cottura per qualche minuto e fai amalgamare bene tutti i sapori.
  • Quando la pasta è cotta falla saltare in padella con il sugo. Impiatta e cospargi la pasta con abbondante muddica atturrata (mollica arrostita) come se fosse del formaggio grana.

Lasagna estiva di pane Carasau, verdure grigliate e crema di pecorino

Questa è la lasagna dell’estate, ottima come “schiscetta” da portare in ufficio e piatto unico equilibrato.
A differenza della lasagna tradizionale, la sfoglia all’uovo viene sostituita dal pane Carasau e la crema di pecorino prende il posto della besciamella. Al palato gli ingredienti risultano meno “legati” tra loro, ma se ne guadagna in leggerezza e gusto.

Lasagna di Pane Carasau, verdure grigliate e crema di pecorino sardo

Lasagna di Pane Carasau, verdure grigliate e crema di pecorino sardo – immagine soggetta a Copyright

 

Ingredienti per una teglia da 6 persone cm 21×32:
350 gr di pane Carasau
600 gr di pomodori (ramati, piccadilly grandi, san marzano o cuore di bue)
500 gr di zucchine
350 gr di melanzane
olio d’oliva
sale e pepe q.b.
acqua q.b. per bagnare il pane Carasau

per la crema al pecorino:

500 ml di latte 
40 gr di farina bianca ( 00 o tipo 1)
100 gr di pecorino sardo semistagionato
sale q.b.

  • Lava e affetta finemente, con l’aiuto di una mandolina, i pomodori, le zucchine e le melanzane.
  • Metti a scaldare sul fuoco una bistecchiera in ghisa, spennella la superficie con un pò di olio d’oliva e fai grigliare le zucchine e le melanzane.
  • Prepara la crema di formaggio mettendo a scaldare il latte in un pentolino, quando sarà ben caldo aggiungi il pecorino sardo grattugiato miscelato insieme alla farina. Mescola con una frusta e fai addensare senza che si formino grumi. Assaggia e aggiusta di sale a tuo piacimento.
  • Rivesti una teglia con carta forno e sul fondo versa un paio di cucchiai di crema di pecorino. 
  • Metti a bagno per qualche istante il pane Carasau per ammorbidirlo, poi fai uno strato di pane, seguito da uno strato di zucchine. Spolvera le zucchine con sale e pepe e cospargile con la crema di pecorino sardo.
  • Procedi alternado il pane Carasau bagnato con le verdure. Ogni strato sarà composto da un solo tipo di verdura, fatta eccezione per l’ultimo strato che avrà un mix di zucchine, melanzane e pomodori. Le quantità indicate sono per un totale di 4 strati.
  • Inforna a 200° –  forno ventiato –  per 30 minuti

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Anthony Bourdain, le 14 regole del bad boy della cucina per diventare Chef

 

“Allora, volete diventare chef?
Volete veramente, veramente, veramente diventare chef?”

In quei tre “veramente” c’è l’essenza di una vita e di un lavoro che va oltre lo svolgimento corretto ed impeccabile di un mestiere, la buona volontà personale, e il concetto tradizionale di vita, lavoro e famiglia. Quei tre “veramente” sono ben descritti, tra rari successi e molte cadute, nel libro di Bourdain “Kitchen Confidential – Avventure gastronomiche a New York”.
Anthony Bourdain ci ha lasciati l’8 giugno 2018, con un gesto inspiegabile ed improvviso.
Con sgomento ed incredulità sento il bisogno di scrivere qualcosa per non dimenticarlo troppo in fretta.

Anthony mi piaceva tanto, e con le sue parole smaccatamente vere e oneste mi ha insegnato molto, dandomi la possibilità di sbirciare “dietro le quinte” di famosi ristoranti, svelando retroscena di vita e cucina, non propriamente patinati ma decisamente veri.
Mi piaceva la sua vita stropicciata, mi piaceva il suo atteggiamento, e se penso a lui, non posso fare a meno di visualizzare i suoi occhi: velatamente malinconici, da ex cattivo ragazzo sopravvissuto a qualcosa di peggio.

Penso che il modo più corretto e veritiero per ricordarlo è attraverso le sue parole, i suoi pensieri e soprattutto attraverso le sua esperienza di vita e di cuoco.
Così metto nero su bianco le sue 14 regole per diventare uno chef. Leggendole scoprirai che gran parte di esse, in realtà, sono regole di vita applicabili ad ogni persona.

anthony bourdain kitchen confidential new york

Anthony Bourdain – foto di copertina del libro “Kitchen Confidential – Avventure gastronomiche a New York – casa editrice: Universale Economica Feltrinelli.

Eccole le 14 regole per diventare chef di Anthony Bourdain – tratte dal suo libro “Kitchen Confidential – Avventure gastronomiche a New York – casa editrice: Universale Economica Feltrinelli.

1. Impegnatevi a fondo. Non perdetevi in chiacchiere e non mostrate indecisione. Se un giorno volete diventare chef, dovete essere certi; concentratevi nella vostra determinazione a riuscirci a tutti i costi. Tuttavia, se pensate che un giorno potreste ritrovarvi nella postazione delle preparazioni a pelare 200 patate chiedendovi se avete fatto la mossa giusta oppure se, dopo una movimentata serata al grill, vi trovate a dubitare della saggezza della vostra scelta, allora sarete un peso morto per voi stessi e per gli altri. Sotto ogni punto di vista, state entrando nell’esercito. Preparatevi a eseguire e, se necessario, impartire ordini nonché a vivere con le conseguenze di tali ordini, senza lamentarvi. Siate pronti a comandare, seguire, o toglietevi di torno.

2. Imparate lo spagnolo! Non lo ripeterò mai abbastanza. Nell’industria in cui state per entrare buona parte della forza lavoro parla spagnolo. La vera spina dorsale del mondo della ristorazione, che vi piaccia o no, è costituita da economica manodopera messicana, domenicana, salvadoregna ed equadoregna, e questi individui, per la maggior parte, sono capaci di imbrogliarvi senza nemmeno battere ciglio. Se non riuscite a comunicare, sviluppare un rapporto, capire le istruzioni e trasmetterle, sarete enormemente svantaggiati – Se poi assumete il comando, lo spagnolo è assolutamente essenziale. …

3. Non rubate. Anzi, non fate nulla che vi farebbe fare brutta figura alla macchina della verità. Se siete il genere di chef che beve troppi drink gratis al bar, di tanto in tanto porta a casa la bistecca per la moglie oppure fuma erba fuori orario, siate preparati ad ammetterlo apertamente, senza scusanti, con chiunque. Probabilmente, tutto sommato, le vostre idiosincrasie non vi sminuiranno come chef agli occhi dei vostri datori di lavoro e dei vostri dipendenti. Tuttavia, se mentite o fate la spia, ne porterete le conseguenze per tutta la vita. Il nostro è un mondo piccolo: si conoscono tutti. Farete un danno incommensurabile a voi stessi. – Non accettate mai bustarelle o tangenti dai fornitori: finiranno per avervi in loro potere e voi avrete svenduto le vostre migliori qualità da chef – onestà, affidabilità e integrità – in un modo dove spesso sono rare e preziose. …

4. Siate sempre puntuali.

5. Non accampare scuse, non incolpare gli altri.

6. Non datevi mai per malati. A meno che non vi amputino un arto, abbiate un’emorragia arteriosa, ferite al petto invalidanti o muoia un parente prossimo. Vi è morta la nonna? Seppellitela nel vostro giorno libero.

7. Pigrizia, sciatteria e lentezza sono cattive qualità. Intraprendenza, ingegnosità e iperattività sono buone.

8. Siate preparati ad assistere a ingiustizie e follie umane di ogni sorta. Senza che vi mandino in tilt o vi avvelenino l’umore. Dovrete semplicemente sopportare le contraddizioni e le iniquità di questa vita. “Perché quel ritardato, indolente aiutocameriere porta a casa più soldi di me, un maledetto cous-chef?” ; non dovrebbe essere una questione che vi fa piangere per la rabbia e la frustrazione. A volte, semplicemente accade. Accettatelo. – “Perché lui/lei è trattato meglio di me?”. “Come mai gli chef possono bighellonare in sala da pranzo facendo smancerie a [qui inserire il nome di qualche celebrità di secondaria importanza] mentre io sto qui a sbattermi come un dannato? “Perché il mio duro lavoro e la mia dedizione non sono adeguatamente apprezzati?” – Queste sono tutte le domande che è meglio non farsi. Le risposte finiranno per farvi impazzire. Se continuate a chiedervi cose del genere, rischiate di farvi travolgere dal vittimismo, e vi ritroverete disoccupati, alcolizzati, drogati e cadaveri.

9. Aspettatevi sempre il peggio. Da tutti. Ciononostante, non permettete che questa prospettiva negativa influenzi il vostro rendimento lavorativo. Buttatevi tutto alle spalle. Ignoratelo. Ridete di ciò che vedete e sospettate. Il fatto che un vostro collega sia un miserabile, infido, capriccioso, corrotto farabutto che pensa solo a se stesso non dovrebbe impedirvi di godere della sua compagnia, lavorare con lui o trovarlo divertente. Questa attività produce farabutti: sono la nostra principale merce d’esportaizione. Io sono un farabutto. Anche voi, probabilmente, siete dei farabutti.

10. Cercate di non mentire. Ricordate che questo è il mondo della ristorazione. A prescindere da quanto una cosa possa essere grave, c’è qualcuno che probabilmente ha sentito di peggio. Avete dimenticato di fare l’ordine di frutta e verdura? Non mentire a riguardo. Avete commesso un errore: ammettetelo e andate avanti. Però non fatelo più. Mai più.

11. Evitate i ristoranti che portano il nome del proprietario scritto sopra la porta. Evitate i ristoranti che puzzano. Evitate i ristoranti dal nome buffo e patetico; stonerà sul vostro curriculum.

12. Pensate al curriculum! che effetto farà su quello chef che sta vagliando una pila di fax il fatto che non abbiate mai lavorato nello stesso posto per più di sei mesi? Che ci sia un buco negli anni dal ’95 al ’97? Che abbiate lavorato come chef preparando sandwich alla Gallina Allegra di Felice Pincopallino? Forse è meglio non farne cenno. E per favore, se siete apparso come “Bud” in una soap opera, se avete fatto il narratore in una produzione dilettantistica estiva di Our Town, non mettetelo nel curriculum. Non importa a nessuno, a eccezione dello chef che non assumerà persone con velleità teatrali. Sotto “Ragioni per aver lasciato l’ultima posizione” non indicate mai il vero motivo, a meno che non si tratti di soldi o ambizione.

13. Leggete! leggete libri di cucina e riviste specializzate …. Anche qualche nozione storica sulla vostra attività è utile. L’aver studiato e apprezzato la storia della cucina nel suo complesso vi permetterà di considerare in prospettiva la vostra miserabile condizione. … Leggete i vecchi maestri … e le più recenti generazioni di innovatori e artisti.

14. Prendete le cose con umorismo. Ne avrete bisogno.

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1° di copertina del libro di Anthony Bourdain “Kitchen Confidential - Avventure gastronomiche a New York - casa editrice: Universale Economica Feltrinelli

1° di copertina del libro di Anthony Bourdain “Kitchen Confidential – Avventure gastronomiche a New York – casa editrice: Universale Economica Feltrinelli

4° di copertina del libro di Anthony Bourdain “Kitchen Confidential - Avventure gastronomiche a New York - casa editrice: Universale Economica Feltrinelli

4° di copertina del libro di Anthony Bourdain “Kitchen Confidential – Avventure gastronomiche a New York – casa editrice: Universale Economica Feltrinelli

 

Gamberi grigliati in agrodolce con salsa di piselli e menta

Questa è una ricetta nata per caso e per sfida.
Una sfida bella, di quelle che ti fanno crescere ed imparare facendo le cose, sporcandosi le mani e aguzzando l’ingegno.
Me ne sono innamorata dal primo morso e ha superato il giudizio insindacabile di mio marito. 
Così ho messo questo piatto nel mio ricettario del cuore, in quello scritto a mano e impiastricciato, che tengo in cucina a portata di sguardo e di dispensa.
Farò questa ricetta tutte le volte che ho voglia di prendere una valigia con la mente, per avventurarmi in gusti esotici … ma non troppo
.

gamberi grigliati in agrodolce con salsa di piselli e menta

Gamberi grigliati in agrodolce con salsa di piselli e menta – immagine soggetta a Copyright

Ingredienti per 7 spiedini (misura dello spiedino in legno: 15 cm):

21 code di gamberi (circa 440 gr)
1 cucchiaio di semi di sesamo
4 cucchiai d’olio d’oliva (o di semi)
1 cucchiaio di salsa di soia
1 cucchiaino di miele millefiori
1 pizzico di pepe
1 pizzico di aglio in polvere
1 pizzico di sale
1 cucchiaino di paprica dolce in polvere
6 foglie grandi di menta fresca

Ingredienti per la salsa:

300 gr di piselli freschi o surgelati
4 foglie grandi di menta fresca
1 lt d’acqua per la cottura (di cui conserva 50 ml d’acqua di cottura)
100 gr. di robiola fresca
sale e pepe q.b.
olio d’oliva (o semi) q.b. per la cottura

– Monda i gamberi, togliendo il carapace ed elimina l’intestino. Sciacquali rapidamente sotto l’acqua fredda e asciugali tamponandoli con carta da cucina.

– In un recipiente (con coperchio) prepara la marinatura emulsionando insieme l’olio, la salsa di soia, il miele, il sale e pepe, la paprica dolce, il pizzico d’aglio in polvere e le foglie di menta tritate al coltello. Aggiungi alla marinata i gamberi, mescola bene facendo attenzione a non romperli e fai riposare in frigorifero per almeno un’ora con il contenitore chiuso.

– In una padella fai tostare i semi di sesamo per circa 5 minuti, senza aggiungere nessun tipo di condimento, e fai attenzione a farli imbrunire dolcemente senza bruciarli. Metti da parte.

– Ora è il momento di dedicarsi alla salsa: in una pentola porta ad ebollizione 1 lt d’acqua con le foglie di menta. Quando l’acqua bolle tuffa i piselli e falli cuocere per 15 minuti, dopodiché scolali e tuffali nuovamente in acqua fredda, meglio se da frigorifero.

– In un frullatore metti la robiola fresca, le 4 foglie di menta che ai usato durante la cottura dei piselli, i piselli ben scolati, 50 ml d’acqua di cottura dei piselli e aggiusta di sale e pepe. Frulla bene il tutto e conserva la salsa in frigorifero.

– Preleva i gamberi dalla marinatura e infilzali tre alla volta negli spiedini. Otterrai in tutto 7 spiedini.

– Fai scaldare una bistecchiera in ghisa , quando sarà ben calda spennellala con un goccio d’olio e cuoci gli spiedini di gamberi 3 minuti per lato, e quando saranno cotti spolverizzali in entrambi i lati con i semi di sesamo tostato.

– Servi gli spiedini caldi accompagnati con la salsa di piselli alla menta.

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Torta di ricotta e limone

Questa è la torta delle belle giornate passate in montagna, quando vado per malghe e compro il burro e il formaggio in alpeggio, ed è anche il motivo per cui non la faccio spesso, e generalmente è la torta del lunedì.
Fare questo dolce è come come prolungare il ricordo della gita nel bosco e nei prati del giorno prima, è come estendere le sensazioni, è come portare un po’ della montagna in città, è un modo “soft” per iniziare la settimana.
Questo dolce profuma di latte e limone, ma penso che questa descrizione sia troppo riduttiva.
Per me questo dolce profuma di erba e di bosco, sa di mucche al pascolo in lontananza e ha il gusto del sole e dell’aria fresca sulla faccia.

Torta di ricotta e limone

Torta di ricotta e limone – immagine soggetta a Copyright

Ingredienti

30 gr di burro
3 uova
90 gr di zucchero
300 gr di ricotta fresca
1 limone (scorza e succo)
50 gr di farina di riso
zucchero a velo q.b.

Rompi le uova e dividi gli albumi dai tuorli.
Con le fruste elettriche monta i tuorli con lo zucchero fino a farli gonfiare.
Aggiungi all’impasto, il burro sciolto, la buccia grattugiata e il succo filtrato di un limone intero, continuando a mescolare con le fruste elettriche a media velocità.
Incorpora la ricotta, aggiungi la farina di riso, amalgama e metti da parte.
In una ciotola a parte, monta a neve ferma gli albumi e incorporali all’impasto con l’aiuto di una spatola, mescolando dal basso verso l’alto per non farli smontare.
Rivesti di carta forno una tortiera a cerniera del diametro di 20 cm, versa l’impasto, livella la superficie e inforna a 170° – forno statico – per 50 minuti.
Fai la prova dello stecchino per verificare la cottura, ma tieni presente che è un dolce dalla pasta soffice e leggermente umida.
Una volta cotta e completamente raffreddata la torta, cospargila con abbondante zucchero a velo e servi.
Conservare il dolce in frigorifero per 2 o 3 giorni al massimo.

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Torta di ricotta e limone

Torta di ricotta e limone – Immagine soggetta a Copyright

 

 

 

Crema pasticcera al cioccolato

Pasqua è dietro l’angolo, e casa è già un tripudio di colombe, focacce e uova di cioccolato, perché si sa, Pasqua arriva una sola volta all’anno e bisogna darci dentro per non farsi sfuggire l’occasione di un boccone di colomba (questo è il mio alibi).
Così oggi preparo la crema pasticciera al cioccolato, per smaltire un po’ di uova pasquali e per dare una forma ed un utilizzo diverso a questo tripudio di dolcezza che invade la mia dispensa.
Quando si tratta di cioccolato, perdo la testa!, ma il gianduia è indubbiamente il mio preferito insieme al cremino.
Per le creme, non sono una puritana dell’extra fondente, ma amo usare tutti i tipi di cioccolato che mi capitano a tiro, anche se il cioccolato fondente ha una marcia in più, perché non è stucchevole e il suo gusto è perfettamente equilibrato.
Quando voglio fare le cose per bene uso il cioccolato fondente, ma posso assicurare che anche un avanzo di uovo al cioccolato al latte è un’ottima idea per questa crema.
Confesso che a volte, faccio addirittura un mix di cioccolato, usando stecche di cioccolato fondente insieme a gianduiotti e cioccolatini al latte … io lo chiamo il mix della felicità! Un mix di cioccolato godurioso e perfettamente adattabile alla crema pasticciera, che indubbiamente è una preparazione che si esprime al  meglio in periodi come Pasqua e Natale.
Questa crema al cioccolato si può usare per farcire torte e crostate, per arricchire brioche e bignè, per essere mangiata al cucchiaio con un po’ di panna montata, o addirittura per farcire una leggiadra Pavlova. Come accompagnamento a colombe pasquali, pandoro e panettone non è niente male!

crema_pasticcera_al_cioccolato

Crema pasticcera al cioccolato – Immagine soggetta a Copyright

Ingredienti:

250 ml di panna fresca
250 ml di latte intero
100 gr di cioccolato fondente
7 tuorli d’uovo (circa 125 gr)
100 gr di zucchero
20 gr di farina di riso (o farina 00)
20 gr di amido di mais (maizena)
1/2 baccello di vaniglia

Versa il latte e la panna fresca in un tegame.
Incidi il baccello di vaniglia nel senso della lunghezza e con la lama di un coltello estrai i semi e aggiungili nel tegame con il latte.
Fai scaldare a fuoco dolce fino a sfiorare il bollore poi spegni il fuoco.
Nel frattempo in una capiente ciotola, sbatti con le fruste elettriche i tuorli d’uovo con lo zucchero fino a renderle spumose, poi aggiungi la farina di riso e l’amido di mais setacciati insieme.
Mescola il tutto sempre con le fruste elettriche a bassa la velocità fino ad ottenere una crema liscia e senza grumi.
A questo punto aggiungi metà dei liquidi intiepiditi nella ciotola con la crema di uova e zucchero, mescola con una frusta a mano e incorpora bene la parte liquida con la parte cremosa.
Questa operazione serve per non cuocere le uova con il latte e la panna troppo caldi e per evitare che la crema faccia grumi.
Ora versa tutta la crema nel tegame con il latte e panna rimanenti, accendi il fuoco a fiamma bassa e fai addensare continuando a mescolare con una frusta a mano per circa 5 minuti.
Quando la crema sarà ben soda, spegni il fuoco, aggiungi il cioccolato fondente a scaglie, continuando a mescolare fino a quando non di sarà completamente sciolto e la crema avrà un bel colore omogeneo.

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Come nasce un’idea

A volte, la magia si compie da sola, come in questo caso, in una mattina qualunque, in una città qualunque, in una cucina qualunque.
Nella mia routine quotidiana taglio una cipolla rossa (color rubino per essere precisi), distrattamente la taglio dal lato sbagliato, e quando si apre mi accorgo che sembra un cuore.
Faccio una foto divertita, poi aggiungo una frase che dico spesso, ed ecco che la magia si è compiuta.
Le cose belle nascono così, improvvisamente, senza avvertire, o perlomeno nella mia vita è sempre stato così.

C’ho messo un attimo a fare questa locandina, ma se ci penso bene, è una vita intera che mi preparo per attimi come questi. Ho gettato basi, sono cresciuta, ho preso occasioni al volo, mentre alcune le ho perdute, costringendomi a stare in panchina ad aspettare e scalpitare, perché la voglia di volare ce l’ho sempre avuta.

Manifesto pubblicitario del sito www.foodandlifeblog.com - locandina c'è amore nell'aria

Manifesto pubblicitario del sito http://www.foodandlifeblog.com – immagine soggetta a Copyright

Io nemmeno me lo ricordavo quel post di Instagram del 14 febbraio 2017, dove fotografai una cipolla a forma di cuore e mi sembrava una cosa divertente per festeggiare San Valentino. Ma quell’immagine e quella sensazione, si sono acquattate silenziosamente in un angolo della mia mente, per poi esplodere un anno e una settimana dopo.
E’ come se quell’immagine fosse stata un embrione, e in possesso di volontà propria avesse deciso autonomamente di venir fuori una volta cresciuta e completa, usando il caso come complice.

Così mi soffermo a pensare … sono io che fatto questa immagine oppure è lei che a trovato me?

Il mio lavoro è fatto di tante professioni, ed è per questo che mi piace da impazzire.
Pensare che fare la food blogger voglia dire solo cucinare è veramente riduttivo.
Il mio lavoro consiste nel rendere concreta un’idea, un pensiero o un’atmosfera attraverso un’immagine e/o un testo, è rendere solido un sentimento attraverso una ricetta, è amore per il cibo e la gastronomia in modo sano e curioso.

Racchiudere tutto questo in un post è dannatamente difficile, soprattutto se ci metti il cuore in tutto quello che fai.
Ma un giorno qualunque, in una città qualunque e in una cucina qualunque si è creata un’immagine che dice e rispecchia chi sono, che rappresenta appieno il mio lavoro ed è il manifesto concettuale (e ora anche fisico) del mio blog.

Questa è l’immagine zero, la prima, quella più vera. Da qui verrà migliorata graficamente ma sarà sempre lei, sarà la mia bandiera nel mondo, perché quella cipolla sono io e il mio blog.
Non serve altro.
Una cipolla a forma di cuore racchiude la mia essenza … chi l’avrebbe mai detto.