Natale con i tuoi, come sopravvivere al Natale casalingo

 

Per tutto dicembre, ogni settimana una ricetta è un argomento a tema.

Su Radio Oreb FM 90.200.

Ascolto in diretta e ulteriori info su frequenze Italia nel sito http://www.radioreb.org

Giorni:

Martedì 14.10 e 17.35

Giovedì 14.10 e 17.35

Sabato 22.00 circa

Pumpkin Pie, la torta di zucca perfetta per il Thanksgivin day

Sono una bambina degli anni ’80 e una “teenager” negli anni ’90.  
Era l’era delle boy band in lingua inglese e i telefilm americani nutrivano la mia immaginazione. 
Le mie serie TV preferite, mostravano il thanksgivin day con tanto di  pranzo tradizionale americano, dove enormi tacchini riempivano vassoi decorati in modo sublime. Il tutto avveniva in case meravigliose, con tavole imbandite e decorate in modo impeccabile. Le famiglie si riunivano, i figli tornavano a casa dal college e i parenti attraversavano il continente per ricongiungersi nel giorno del ringraziamento.

Il sogno americano era servito, o per lo meno lo era per me. Penso proprio, che il mio amore smisurato per New York ha radici ben ancorate in quel periodo della mia fanciullezza.

Sarà che sono figlia di divorziati da sempre, ma devo ammettere che questa festa americana aveva su di me un forte scendente … mi dava quel senso di famiglia e di radici che non avevo.
Ora sono grande e sono cambiata, ma la festa del ringraziamento ha sempre su di me un certo fascino.

Quest’anno ho deciso di festeggiare il Thanksgivin day, anche se so benissimo che  questa festa non fa parte della mia tradizione e cultura. Sento di doverlo alla piccola me, quella che stava sul divano a guardare la Tv con occhi sognanti.  
Cucinerò la tradizionale pumpink pie!

Pumpkin pie torta di zucca giorno del ringraziamento thanksgivin day

Pumpkin pie, la torta di zucca tipica del giorno del ringraziamento americano – thanksgivin day – immagine soggetta a Copyright.

Ingredienti per una tortiera diametro 24 cm

Pasta brisè dolce:
300 gr di farina 00
150 gr di burro freddo
75 ml di acqua ghiacciata
20 gr di zucchero semolato

  • In un mixer versa la farina, lo zucchero, il burro freddo a tocchetti e fai andare per qualche istante con la lama per impasto. Quando la farina avrà l’aspetto sabbioso introduci l’acqua ghiacciata e appena l’impasto si sarà appallottolato su se stesso estrailo.
  • Lavora l’impasto per qualche istante su una spianatoia e se necessario aiutati con un po’ di farina. Avvolgi la pasta brisè con della pellicola e fai riposare in frigorifero per almeno 30 minuti. Nel frattempo dedicati alla farcitura.

Farcitura:
500 gr di zucca già mondata
2 uova
30 gr di farina 00
350 ml di panna fresca da montare
50 gr di zucchero semolato
50 gr di zucchero di canna
50 gr di zucchero muscovado
10 gr (1 cucchiaio e 1/2) di Pumpkin Pie Spice – qui trovi la ricetta perfetta!
1 cucchiaino d’estratto di vaniglia
1 pizzico di sale

  • Cuoci la zucca al vapore, se usi una vaporiera per microonde ci vorranno solo 5 minuti!
  • In una ciotola lavora la zucca con un mixer ad immersione fino ad ottenere una purea liscia. Fai intiepidire per qualche minuto.
  • Aggiungi le uova e mescola bene con una frusta a mano. Continuando a mescolare incorpora gli zuccheri, la panna, il mix di spezie (Pumpkin Pie Spice), l’estratto di vaniglia, il pizzico di sale e infine la farina.
  • Stendi la pasta in una tortiera imburrata ed infarinata e decora il brodo con gli avanzi d’impasto ritagliati a forma di foglia e fiore (per attaccare le decorazioni puoi aiutarti con un pennello imbevuto d’acqua o d’albume). Bucherella la base del guscio di pasta brisè con una forchetta, rivestilo con carta forno e adagia sul fondo dei pesi da cottura in ceramica. Inforna a 180° – forno statico – per 10 minuti.
  • Estrai dal forno il guscio di pasta brisè, elimina la carta forno e i pesi da cottura. Riempi la tortiera con la farcitura di zucca (non preoccuparti se ti sembra troppo liquida, una volta cotta si rassoderà) e inforna a 200° – forno statico – per 10 minuti, poi continua la cottura a 180° – forno statico – per 40 minuti.
  • Questa torta va servita fredda. Se vuoi puoi accompagnarla con della soffice panna montata.

Se ti è piaciuta questa ricetta condividila con i tuoi amici! e prova la ricetta della mia torta di zucca e cioccolato, ottima per entrare in atmosfera natalizia.

Arrosto di maiale al latte – alcune ricette parlano d’amore più di altre.

Alcune ricette parlano d’amore più di altre, come questa che vi voglio raccontare. 

Correva l’anno 2005 e per cena avevo invitato quello che oggi è mio marito.

Era la nostra prima cena “homemade” preparata da me, ci frequentavamo da poco e l’emozione era tanta. Io vivevo da sola e lui ancora non lo sapeva.

Non ricordo nei dettagli quella romantica serata casalinga, ma con tenerezza ricordo bene che eravamo giovani, mediamente stupidi e innamorati.

Il tempo ci ha dato ragione, nonostante che molte delle nostre acerbe convinzioni, con gli anni hanno preso tangenti così lontane dal punto d’origine, da rimanerne quasi stupefatti. In poche parole, siamo cresciuti e siamo più saggi.

Ma una cosa è rimasta invariata da quella sera del 2005, ed è l’amore che ancora oggi ci tiene uniti, e davanti a questo arrosto al latte è iniziato tutto.

arrosto di maiale al latte

Arrosto di maiale al latte – Immagine soggetta a Copyright

Ingredienti per 4/6 persone:
850 gr di Arista o Lonza di maiale legata con spago da cucina
2 carote (circa 180 gr)
1 costa di sedano (circa 85 gr)
1/2 cipolla bianca o gialla (circa 100 gr)
Bouquet garni: fatto con una foglia d’alloro e un rametto di rosmarino
3 cucchiai di olio evo
700 ml di latte (meglio se intero, ma va benissimo anche quello parzialmente scremato)
sale e pepe q.b.

  • In una casseruola dal fondo spesso e dai bordi alti, metti a soffriggere il trito fine di verdure (sedano, carote e cipolla) con l’olio evo.
  • Quando il soffritto avrà preso calore, aggiungi l’arrosto di maiale e fai sigillare ogni lato della carne a fuoco medio alto. Fai attenzione a non far attaccare o bruciare il soffritto.
  • Versa il latte, aggiungi il bouquet garni e aggiusta di sale e pepe a tuo piacimento.
  • Abbassa la fiamma e continua la cottura sul fornello per almeno due ore e mezza, ricordandoti di controllare e girare l’arrosto di tanto in tanto. (Fai molta attenzione al primo bollore del latte, perché se chiudi il coperchio tenderà a schiumare, quindi, ti consiglio di continuare la cottura con il coperchio leggermente aperto per far sfiatare il vapore).
  • Una volta cotto l’arrosto, elimina lo spago e servilo tagliato a fette irrorato con il fondo di cottura ben frullato, fino ad ottenere crema arancione morbida e vellutata.

Se ti è piaciuta questa ricetta, condividila con i tuoi amici! E non perdere il castagnaccio! La mia ricetta è facile, veloce e ti terrà compagnia nelle merende d’autunno.

Pumpkin Pie Spice – Il mix di spezie perfetto per un’ottima Pumpkin Pie, la torta di zucca più famosa d’America nel giorno del ringraziamento (Thanksgiving Day)

Pumpkin Pie Spice - Il mix di spezie perfetto per un’ottima Pumpkin Pie, la torta di zucca più famosa d’America nel giorno del ringraziamento (Thanksgiving Day)

Pumpkin Pie Spice, mix di spezie per Pumpkin Pie – Immagine soggetta a Copyright

Sicuramente le avete già notate, nei negozi, in rivendite temporanee sulle strade e in bella mostra nei fruttivendoli.

Stanno entrando prepotentemente nelle mie ricette e fanno parte dei miei “must have” culinari dell’autunno.

Si, sto parlando proprio di loro, le zucche!

Colorano le mie giornate d’arancione e solo a guardale mi rendono felice e serena.

Le mie varianti preferite sono quella marina di Chioggia e quella Mantovana. Le amo, perché sono particolarmente dolci e adatte a tutti i tipi di preparazione.

Con la zucca ci faccio di tutto, passo con disinvoltura dalla confettura ai risotti, ma la parte preponderante delle mie ricette a base di zucca è dedicata ai dolci.

Sono un’adolescente degli anni ’90, intrisa di cultura americana, di conseguenza anche la mia cucina, molto spesso, devia verso orizzonti d’oltreoceano, come ad esempio l’ormai mitica Pumpkin Pie del Thanksgiving Day (giorno del ringraziamento americno).

Con gli anni ho imparato che molti dolci americani (e non solo) a base di zucca, vengono insaporiti con un mix di spezie a base di cannella e zenzero, difficilissimo da trovare nella grande distribuzione italiana.

I paesi anglofoni lo comprano già fatto e si chiama “ Pumpkin Pie Spice”, ma dopo molte ricerche ho elaborato il mix dalle proporzioni perfette da poter fare in casa. 

Il mio consiglio è quello di andare con la ricetta direttamente in un negozio specializzato in farine e spezie biologiche. Fatevi preparare il Pumpkin Pie Spice mix direttamente da loro, si risparmia tempo e denaro.

La mia ricetta è già studiata per potervi garantire il minimo di pesata degli ingredienti in questo tipo di negozi, che generalmente non va mai sotto i 10 gr.

Come conservare il Pumpkin Pie Spice mix di spezie:

In un barattolo di vetro ermetico in frigorifero.

Viste le proporzioni la resa delle spezie è molta, quindi mettendo le spezie in frigorifero vi assicurerete anni di conservazione e gli olii essenziali delle spezie rimarranno invariati nel tempo e nel gusto.

Come utilizzare il Pumpkin Pie Spice mix di spezie:

l’unico limite sarà la vostra fantasia, ma è ottimo per tutti i dolci con zucca, inoltre è un mix di spezie perfetto per frolle, biscotti, brioche e pani aromatici. Buon divertimento!

Pumpkin Pie Spice ingredienti:

240 gr Cannalla macinata
120 gr Zenzero macinato
60 gr Chiodi di Garofano macinati
40 gr Noce Moscata macinata
20 gr Pimento macinato (pepe della Giamaica)
10 gr Macis macinato (fiore della Noce Moscata)
10 gr Cardamomo macinato

Mescolare bene le polveri e metterle in un barattolo di vetro con coperchio ermetico in frigorifero.

La resa del mix di spezie e molta, quindi un’ottima idea e quella di dividere la quantità con parenti e amici! 

Se ti è piaciuta questa ricetta prova anche la mia torta di zucca e cioccolato e non perdere la nuova sezione del sito About Me … per conoscerci meglio!

Condividi questa ricetta con i tuoi amici e fammi sapere se ti è piaciuta e cosa ne pensi.

La mia ricetta del cuore viene dalla Sicilia – Pasta c’anciova e muddica atturrata

Questo è il piatto che mi faceva nonna quando ero piccola e che, ancora oggi, desidero quando sento nostalgia delle mie radici.
Ho origini Palermitane, e la mia famiglia non è esattamente tutta fiocchi e merletti, è più simile ad un guazzabuglio di personalità complesse e contrastanti, ma le cose che ci accomunano tutti sono l’amore per la cucina e l’amore per la famiglia (anche quando le famiglie sono strampalate).
A volte penso che in famiglia siamo tutti un po’ isole. Ogni testa è un mondo a sé, magari vicini ma allo stesso tempo distanti anni luce, perché in fondo e in verità, noi ci bastiamo. La mia famiglia è fatta da gitani con l’arte di cavarsela e da gente dai contrasti accesi, come la nostra amata Sicilia, che incanta per bellezza e allo stesso tempo è un’overdose di vita vera.

Se devo essere onesta, all’inizio la Sicilia non mi piaceva. 
Ero piccola e Palermo era la città dove trascorrevo parte delle mie vacanze per visitare i parenti lontani – e quindi noia assoluta! 
Le mie giornate erano scandite da visite ai vicini di casa, conoscenti, tutto il parentado e affini, in giornate torride e in balia del traffico esasperante di Palermo che mi terrorizzava. 
All’epoca, non so ora, oltre alle macchine e ai motorini, a Palermo c’erano anche i cavalli in strada. Ricordo che avevo tanta paura che qualcuno potesse andare addosso agli animali e fargli del male. Così, tra una strombazzata e un “cornuto!”, evitavo di guardare i calessi e speravo di arrivare a destinazione il prima possibile, senza spargimenti di sangue.

Le uniche gioie erano qualche sporadica passeggiata per mangiare la brioche con il gelato alla cannella (quanto mi manca!), le puntate al bar/rosticceria migliore della città per mangiare le arancine (ancora oggi la mia preferita è al burro) e la casa piena di donne. 
Mi piaceva tanto sentire le mie zie parlare con nonna e sentire cosa si dicevano in quell’accento così strano e bellissimo. 
Le mie zie sono fantastiche, sono tutte fuori testa! 
Parlano, ridono, amano, odiano e si disperano come se fossero prime attrici o regine assolute di un regno immaginario. 

Ma c’è una cosa che ricordo benissimo e che adoravo sin da piccina – e’ l’odore di Palermo. 
Per me Palermo ha sempre avuto l’odore di sesamo, zafferano e agrodolce, un mix impalpabile di questi tre gusti e sapori che profuma l’aria di buono.
E poi c’era nonno, e lui sapeva di pesche e vino perché la sua bevanda preferita consisteva in un bicchierone di vino bianco freddo dove ci tuffava una pesca tagliata in quarti. A fine pasto si mangiava la pesca che aveva marinato nel vino. 
Io e nonno non ci capivamo, lui mi parlava in dialetto palermitano arcaico. Io non capivo niente di quello che mi diceva e lui non capiva me, ma nonostante tutto ci parlavamo e ridevamo. 
Ancora oggi non so cosa ci dicevamo, ma tutte le nostre “conversazioni” si chiudevano con le urla di nonna che diceva: “Tanino! non ti capisce, a picciridda nun te capisce, parla in italiano – poi qualche cosa in siciliano”. Allora nonno rispondeva: “mi capisce, mi capisce, la picciridda un poco capisce”. Poi mi sorrideva e mi diceva: “gioia mia, quanto si bedda, tu si bedda assai, sangu mio va’ a giucà, va’ da nonna”. 
Allora io andavo da nonna e aspettavo con ansia l’arrivo dei negozianti che ci portavano la spesa a domicilio. La cosa bella era quella di “salire o scendere la spesa” con un cestino di vimini legato con una corda alla ringhiera del terrazzo. I terrazzini di Palermo sono un continuo “salire e scendere” di prelibatezze, soldi e dimenticanze.

Poi sono cresciuta, ho iniziato a sopportare meglio il lungo viaggio da Vicenza a Palermo, ho incominciato ad esplorare meglio e con occhi da adulta la città, e devo ammettere che ora Palermo mi ha conquistata. Ora apprezzo e capisco quella mescolanza di bellezza e decadimento, quel mix di strade sporche e trafficate che si aprono in piazze meravigliosamente barocche. 
La Sicilia è una terra agrodolce, fatta di contrasti e sfumature, come questo piatto che mi faceva nonna e che ancora oggi è il mio comfort food del cuore.

pasta c'anciova e muddica atturrata

Pasta c’anciova e muddica atturrata – Immagine soggetta a Copyright

Ingredienti per 4 persone:
320 gr di Reginette (o il formato di pasta che preferisci)
40 gr di pinoli
40 gr di uvetta secca
3 cucchiai d’olio d’oliva
4 filetti d’acciuga sott’olio
100 gr di concentrato di pomodoro (circa 100 ml)
400 ml d’acqua
2 pizzichi di sale
10 gr di zucchero semolato (circa 2 cucchiaini)

Per la muddica atturrata:
1 cucchiaio d’olio d’oliva
50 gr di pane grattugiato

  • la prima cosa da fare è quella di preparare la muddica atturrata. Trattasi di semplice pane tostato che viene usato come se fosse formaggio grana. Metti una piccola padella antiaderente sul fuoco, versaci un cucchiaio d’olio d’oliva e il pane grattugiato. Mescola in continuazione fino a quando il pane si sarà imbrunito, poi metti da parte. Ricordati di fare molta attenzione, perché il pane brucia in pochi istanti.
  • Metti sul fuoco una capiente pentola con abbondante acqua salata per lessare la pasta, e nel frattempo che le reginette cuociono inizia a preparare il sugo con l’anciova (le acciughe).
  • In una capiente padella fai scaldare l’olio, aggiungi i filetti di acciuga con i pinoli e l’uvetta e mescola fino a quando le acciughe si saranno sciolte. Versa in padella il concentrato di pomodoro e allungalo con l’acqua. Mescolando fai sciogliere il concentrato e aggiungi il sale e lo zucchero. Continua la cottura per qualche minuto e fai amalgamare bene tutti i sapori.
  • Quando la pasta è cotta falla saltare in padella con il sugo. Impiatta e cospargi la pasta con abbondante muddica atturrata (mollica arrostita) come se fosse del formaggio grana.

Lasagna estiva di pane Carasau, verdure grigliate e crema di pecorino

Questa è la lasagna dell’estate, ottima come “schiscetta” da portare in ufficio e piatto unico equilibrato.
A differenza della lasagna tradizionale, la sfoglia all’uovo viene sostituita dal pane Carasau e la crema di pecorino prende il posto della besciamella. Al palato gli ingredienti risultano meno “legati” tra loro, ma se ne guadagna in leggerezza e gusto.

Lasagna di Pane Carasau, verdure grigliate e crema di pecorino sardo

Lasagna di Pane Carasau, verdure grigliate e crema di pecorino sardo – immagine soggetta a Copyright

 

Ingredienti per una teglia da 6 persone cm 21×32:
350 gr di pane Carasau
600 gr di pomodori (ramati, piccadilly grandi, san marzano o cuore di bue)
500 gr di zucchine
350 gr di melanzane
olio d’oliva
sale e pepe q.b.
acqua q.b. per bagnare il pane Carasau

per la crema al pecorino:

500 ml di latte 
40 gr di farina bianca ( 00 o tipo 1)
100 gr di pecorino sardo semistagionato
sale q.b.

  • Lava e affetta finemente, con l’aiuto di una mandolina, i pomodori, le zucchine e le melanzane.
  • Metti a scaldare sul fuoco una bistecchiera in ghisa, spennella la superficie con un pò di olio d’oliva e fai grigliare le zucchine e le melanzane.
  • Prepara la crema di formaggio mettendo a scaldare il latte in un pentolino, quando sarà ben caldo aggiungi il pecorino sardo grattugiato miscelato insieme alla farina. Mescola con una frusta e fai addensare senza che si formino grumi. Assaggia e aggiusta di sale a tuo piacimento.
  • Rivesti una teglia con carta forno e sul fondo versa un paio di cucchiai di crema di pecorino. 
  • Metti a bagno per qualche istante il pane Carasau per ammorbidirlo, poi fai uno strato di pane, seguito da uno strato di zucchine. Spolvera le zucchine con sale e pepe e cospargile con la crema di pecorino sardo.
  • Procedi alternado il pane Carasau bagnato con le verdure. Ogni strato sarà composto da un solo tipo di verdura, fatta eccezione per l’ultimo strato che avrà un mix di zucchine, melanzane e pomodori. Le quantità indicate sono per un totale di 4 strati.
  • Inforna a 200° –  forno ventiato –  per 30 minuti

Se ti è piaciuta questa ricetta, condividila con i tuoi amici! e non perdere la ricetta della mia panzanella, ottima per le giornate afose.

 

Anthony Bourdain, le 14 regole del bad boy della cucina per diventare Chef

 

“Allora, volete diventare chef?
Volete veramente, veramente, veramente diventare chef?”

In quei tre “veramente” c’è l’essenza di una vita e di un lavoro che va oltre lo svolgimento corretto ed impeccabile di un mestiere, la buona volontà personale, e il concetto tradizionale di vita, lavoro e famiglia. Quei tre “veramente” sono ben descritti, tra rari successi e molte cadute, nel libro di Bourdain “Kitchen Confidential – Avventure gastronomiche a New York”.
Anthony Bourdain ci ha lasciati l’8 giugno 2018, con un gesto inspiegabile ed improvviso.
Con sgomento ed incredulità sento il bisogno di scrivere qualcosa per non dimenticarlo troppo in fretta.

Anthony mi piaceva tanto, e con le sue parole smaccatamente vere e oneste mi ha insegnato molto, dandomi la possibilità di sbirciare “dietro le quinte” di famosi ristoranti, svelando retroscena di vita e cucina, non propriamente patinati ma decisamente veri.
Mi piaceva la sua vita stropicciata, mi piaceva il suo atteggiamento, e se penso a lui, non posso fare a meno di visualizzare i suoi occhi: velatamente malinconici, da ex cattivo ragazzo sopravvissuto a qualcosa di peggio.

Penso che il modo più corretto e veritiero per ricordarlo è attraverso le sue parole, i suoi pensieri e soprattutto attraverso le sua esperienza di vita e di cuoco.
Così metto nero su bianco le sue 14 regole per diventare uno chef. Leggendole scoprirai che gran parte di esse, in realtà, sono regole di vita applicabili ad ogni persona.

anthony bourdain kitchen confidential new york

Anthony Bourdain – foto di copertina del libro “Kitchen Confidential – Avventure gastronomiche a New York – casa editrice: Universale Economica Feltrinelli.

Eccole le 14 regole per diventare chef di Anthony Bourdain – tratte dal suo libro “Kitchen Confidential – Avventure gastronomiche a New York – casa editrice: Universale Economica Feltrinelli.

1. Impegnatevi a fondo. Non perdetevi in chiacchiere e non mostrate indecisione. Se un giorno volete diventare chef, dovete essere certi; concentratevi nella vostra determinazione a riuscirci a tutti i costi. Tuttavia, se pensate che un giorno potreste ritrovarvi nella postazione delle preparazioni a pelare 200 patate chiedendovi se avete fatto la mossa giusta oppure se, dopo una movimentata serata al grill, vi trovate a dubitare della saggezza della vostra scelta, allora sarete un peso morto per voi stessi e per gli altri. Sotto ogni punto di vista, state entrando nell’esercito. Preparatevi a eseguire e, se necessario, impartire ordini nonché a vivere con le conseguenze di tali ordini, senza lamentarvi. Siate pronti a comandare, seguire, o toglietevi di torno.

2. Imparate lo spagnolo! Non lo ripeterò mai abbastanza. Nell’industria in cui state per entrare buona parte della forza lavoro parla spagnolo. La vera spina dorsale del mondo della ristorazione, che vi piaccia o no, è costituita da economica manodopera messicana, domenicana, salvadoregna ed equadoregna, e questi individui, per la maggior parte, sono capaci di imbrogliarvi senza nemmeno battere ciglio. Se non riuscite a comunicare, sviluppare un rapporto, capire le istruzioni e trasmetterle, sarete enormemente svantaggiati – Se poi assumete il comando, lo spagnolo è assolutamente essenziale. …

3. Non rubate. Anzi, non fate nulla che vi farebbe fare brutta figura alla macchina della verità. Se siete il genere di chef che beve troppi drink gratis al bar, di tanto in tanto porta a casa la bistecca per la moglie oppure fuma erba fuori orario, siate preparati ad ammetterlo apertamente, senza scusanti, con chiunque. Probabilmente, tutto sommato, le vostre idiosincrasie non vi sminuiranno come chef agli occhi dei vostri datori di lavoro e dei vostri dipendenti. Tuttavia, se mentite o fate la spia, ne porterete le conseguenze per tutta la vita. Il nostro è un mondo piccolo: si conoscono tutti. Farete un danno incommensurabile a voi stessi. – Non accettate mai bustarelle o tangenti dai fornitori: finiranno per avervi in loro potere e voi avrete svenduto le vostre migliori qualità da chef – onestà, affidabilità e integrità – in un modo dove spesso sono rare e preziose. …

4. Siate sempre puntuali.

5. Non accampare scuse, non incolpare gli altri.

6. Non datevi mai per malati. A meno che non vi amputino un arto, abbiate un’emorragia arteriosa, ferite al petto invalidanti o muoia un parente prossimo. Vi è morta la nonna? Seppellitela nel vostro giorno libero.

7. Pigrizia, sciatteria e lentezza sono cattive qualità. Intraprendenza, ingegnosità e iperattività sono buone.

8. Siate preparati ad assistere a ingiustizie e follie umane di ogni sorta. Senza che vi mandino in tilt o vi avvelenino l’umore. Dovrete semplicemente sopportare le contraddizioni e le iniquità di questa vita. “Perché quel ritardato, indolente aiutocameriere porta a casa più soldi di me, un maledetto cous-chef?” ; non dovrebbe essere una questione che vi fa piangere per la rabbia e la frustrazione. A volte, semplicemente accade. Accettatelo. – “Perché lui/lei è trattato meglio di me?”. “Come mai gli chef possono bighellonare in sala da pranzo facendo smancerie a [qui inserire il nome di qualche celebrità di secondaria importanza] mentre io sto qui a sbattermi come un dannato? “Perché il mio duro lavoro e la mia dedizione non sono adeguatamente apprezzati?” – Queste sono tutte le domande che è meglio non farsi. Le risposte finiranno per farvi impazzire. Se continuate a chiedervi cose del genere, rischiate di farvi travolgere dal vittimismo, e vi ritroverete disoccupati, alcolizzati, drogati e cadaveri.

9. Aspettatevi sempre il peggio. Da tutti. Ciononostante, non permettete che questa prospettiva negativa influenzi il vostro rendimento lavorativo. Buttatevi tutto alle spalle. Ignoratelo. Ridete di ciò che vedete e sospettate. Il fatto che un vostro collega sia un miserabile, infido, capriccioso, corrotto farabutto che pensa solo a se stesso non dovrebbe impedirvi di godere della sua compagnia, lavorare con lui o trovarlo divertente. Questa attività produce farabutti: sono la nostra principale merce d’esportaizione. Io sono un farabutto. Anche voi, probabilmente, siete dei farabutti.

10. Cercate di non mentire. Ricordate che questo è il mondo della ristorazione. A prescindere da quanto una cosa possa essere grave, c’è qualcuno che probabilmente ha sentito di peggio. Avete dimenticato di fare l’ordine di frutta e verdura? Non mentire a riguardo. Avete commesso un errore: ammettetelo e andate avanti. Però non fatelo più. Mai più.

11. Evitate i ristoranti che portano il nome del proprietario scritto sopra la porta. Evitate i ristoranti che puzzano. Evitate i ristoranti dal nome buffo e patetico; stonerà sul vostro curriculum.

12. Pensate al curriculum! che effetto farà su quello chef che sta vagliando una pila di fax il fatto che non abbiate mai lavorato nello stesso posto per più di sei mesi? Che ci sia un buco negli anni dal ’95 al ’97? Che abbiate lavorato come chef preparando sandwich alla Gallina Allegra di Felice Pincopallino? Forse è meglio non farne cenno. E per favore, se siete apparso come “Bud” in una soap opera, se avete fatto il narratore in una produzione dilettantistica estiva di Our Town, non mettetelo nel curriculum. Non importa a nessuno, a eccezione dello chef che non assumerà persone con velleità teatrali. Sotto “Ragioni per aver lasciato l’ultima posizione” non indicate mai il vero motivo, a meno che non si tratti di soldi o ambizione.

13. Leggete! leggete libri di cucina e riviste specializzate …. Anche qualche nozione storica sulla vostra attività è utile. L’aver studiato e apprezzato la storia della cucina nel suo complesso vi permetterà di considerare in prospettiva la vostra miserabile condizione. … Leggete i vecchi maestri … e le più recenti generazioni di innovatori e artisti.

14. Prendete le cose con umorismo. Ne avrete bisogno.

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1° di copertina del libro di Anthony Bourdain “Kitchen Confidential - Avventure gastronomiche a New York - casa editrice: Universale Economica Feltrinelli

1° di copertina del libro di Anthony Bourdain “Kitchen Confidential – Avventure gastronomiche a New York – casa editrice: Universale Economica Feltrinelli

4° di copertina del libro di Anthony Bourdain “Kitchen Confidential - Avventure gastronomiche a New York - casa editrice: Universale Economica Feltrinelli

4° di copertina del libro di Anthony Bourdain “Kitchen Confidential – Avventure gastronomiche a New York – casa editrice: Universale Economica Feltrinelli