A CARNEVALE OGNI SCHERZO VALE

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(sotto altre immagini del carnevale di Venezia)

Il Carnevale è un periodo dell’anno in cui tutte le persone, adulti compresi, ritornano un po’ bambini, tutta l’Italia è avvolta in una bolla magica di gioia e si organizzano feste in maschera a tema. Dal punto di vista alimentare la parola d’ordine é : fritto e dolce, meglio se in abbondanza, infatti a carnevale oltre che a gioire l’animo deve gioire anche la gola, visto che questo periodo precede l’austerità della quaresima.

Senza ombra di dubbio il carnevale più romantico ed affascinante è quello di Venezia, che devo dire essere anche il mio preferito, vista la vicinanza e la magia che questa città emana. Provate ad immaginare calle e vicoli che si diramano e intrecciano come in un labirinto, immaginate persone vestite con le tradizionali maschere veneziane, in un attimo vi sembrerà di essere stati catapultati nel ‘700 veneziano.

Ma cosa sappiamo veramente di questa meravigliosa festa?

Il carnevale di Venezia ha radici antichissime, la prima traccia ufficiale si ha nel 1094 dove in un documento si parla di festeggiamenti pubblici che precedono la quaresima. In realtà questa festa ha radici molto più antiche e testimoniava il passaggio dall’inverno alla primavera. In passato il carnevale durava molto più a lungo di oggi e andava dalla prima domenica di ottobre fino a pochi giorni prima dell’inizio della quaresima. In questo periodo Venezia diventava la città del piacere, della maschera, del gioco e della goliardia. In questo periodo dell’anno tutto era possibile e nelle calle e nei campi venivano allestiti dei palchi dove si esibivano artisti e giocolieri. “Buongiorno signora maschera” era il saluto che si facevano i veneziani quando s’incrociavano nei veicoli, perché la maschera annullava l’identità personale, il sesso e le differenze sociali, così tutti potevano partecipare allegramente a questa grande illusione.

In passato ci si mascherava non solo a carnevale, ma anche in molte occasioni durante l’anno ed esistevano vari tipi travestimenti. Tra le maschere più comuni per gli uomini c’era la Bauta e consisteva in un lungo mantello nero detto Tabarro e da una maschera bianca chiamata Larva che a differenza delle maschere prettamente femminili permetteva di parlare e mangiare. La Larva poteva essere indossata anche dalle donne, ma l’uso aveva precise limitazioni. Le dame invece indossavano una piccola maschera ovale di velluto nero chiamata Moretta ed era una maschera muta, perché veniva indossata tenendo in bocca un bottoncino cucito all’interno. La “magia” di queste maschere durante il carnevale era quello di mantenere l’anonimato, perché in questo periodo dell’anno sia uomini che donne si concedevano trasgressioni di ogni tipo e spesso di questo libertinaggio ne approfittavano sia preti che monache. Nel tempo molte regole e decreti vennero emessi per limitare l’uso della maschera perché spesso questi travestimenti venivano utilizzati per commettere illeciti. Ad esempio non si potevano nascondere armi sotto il Tabarro e se le persone venivano sorprese in flagranza di reato dovevano pagare delle multe salatissime e potevano andare in prigione. Per le donne che commettevano l’illecito di meretricio la punizione consisteva in una multa che anch’esse dovevano pagare, per non parlare di frustate pubbliche e a volte l’allontanamento da Venezia per un certo periodo. Oggi invece il carnevale di Venezia incarna il suo volto più romantico e chiama a se artisti e persone da ogni parte del mondo.

Quadro consigliato: il ridotto di Venezia  –  Piero Longhi

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